Musée des Arts Décoratifs

di Ivana Bruno

 

Musei d’arte e industria

 

Parigi, Musée des Arts Décoratifs

La ricerca del bello nell’utile

Il progetto di creare a Parigi un museo per sostenere e stimolare le arti decorative, e per promuoverne l’applicazione al mondo della nuova industria, nacque dopo le esperienze deludenti delle prime esposizioni specialistiche, organizzate nella seconda metà dell’Ottocento.

Ne fu promotrice l’Union Centrale des Beaux Arts appliqués à l’industrie, un’associazione di imprenditori, ingegneri ed esponenti dell’alta borghesia parigina, sorta nel 1861 con l’intento programmatico di ricercare il “bello nell’utile” per restituire dignità estetica alla produzione industriale. Il presidente onorario era Édouard André (1835-1894), uno dei personaggi di spicco nel contesto parigino dell’epoca e fondatore del Musée Jacquemart-André, nonché direttore, a partire dal 1872, della “Gazette des Beaux-Arts”.

L’associazione creò una biblioteca specializzata, bandì concorsi e premi, promosse mostre e raccolse una gran quantità oggetti di arte decorativa. Organizzò anche l’Esposizione Universale del 1867, la seconda rassegna di questa importanza nella capitale francese dopo quella del 1855. In quell’occasione, in un edificio formato da una serie di gallerie concentriche progettato da Frédéric Le Play, furono esposti i prodotti industriali di tutte le nazioni. La Francia però, malgrado la presenza di opere mosse da una certa inventiva, quali ad esempio i vetri di Emile Gallé (1846-1904), le porcellane di Ernest Chaplet (1835-1909), i vasi in grès di Albert-Louis Dammouse (1848-1926) e Auguste Delahérche (1857-1940), dette prova di scarso spirito innovativo e si mostrò ancora troppo legata al passato, incapace di superare i consueti arredi in stile Luigi XV, Luigi XVI o Impero.

Prese così ancor più consistenza il disegno di museo delle arti decorative, già da tempo caldeggiato dal conte Léon de Laborde, conservatore del Louvre ed equivalente parigino del riformatore inglese Henry Cole. Il museo fu fondato nel 1882 ed ebbe sede inizialmente nel Palais de l’Industrie, il palazzo eretto nel 1853 nel giardino degli Champs Elysée da Jean-Marie Victor Viel (1796-1863) ed utilizzato per le esposizioni nazionali e le cerimonie pubbliche. L’edificio non rappresentava un fatto architettonico rivoluzionario, come il Cristal Palace realizzato a Londra, ma fu uno dei primi in Francia ad associare la pietra alla ghisa e al ferro. Di forma rettangolare, era fiancheggiato da sei padiglioni, aveva i supporti metallici a vista ed era sormontato da una copertura in vetro. Nel 1900 fu però demolito per essere sostituito dal Grand Palais e la struttura trovò la sua definitiva sistemazione soltanto nel 1905, quando fu trasferita nel Pavillon del Marsan al Louvre.

Il primo nucleo delle raccolte comprendeva le opere acquistate dall’Unione Centrale des Beaux-Arts appliqués à l’Industrie durante le esposizioni, nelle quali erano organizzate mostre tematiche con sezioni distinte cronologicamente, finalizzate proprio all’accrescimento del Museo. Per acquisire un consistente gruppo di esemplari che denotavano un rinnovamento delle arti decorative fu però necessario attendere l’esposizione Universale del 1900. Qui l’Art Nouveau mostrò il meglio della sua produzione e suscitò un vero trionfo con gli articolati intrecci floreali degli arredi lignei presentati nel padiglione dell’Unione Centrale des Beaux Arts appliqués à l’industrie (poi interamente conservato al Pavillon de Marsan).

Dopo il 1905 la collezione si arricchì con lasciti di privati e andò acquistando la fisionomia definitiva: quella di una struttura che rappresenta tutti gli aspetti delle arti decorative e applicate dal Medioevo al XX secolo, documentandone anche le varie tecniche. Significative furono le donazioni di Emile Peyre per la sezione riguardante il Medioevo e il Rinascimento, quella di Doisteau per le porcellane, del conte di Rambuteau per i libri, di Perrin per il Settecento, di Maciet per l’arte musulmana. Molto ben rappresentanti sono il Liberty, l’Art decò e il Modernismo, non soltanto perché in quegli anni si affermò il concetto di design, ma anche per il legame stretto con la Société des Artiste Décorateurs, fautrice dell’Esposizione internazionale di Art decò del 1925.

Le opere furono ordinate come negli stand delle rassegne espositive, dove oggetti e arredi ricreavano l’atmosfera e l’ambiente del periodo artistico dei prodotti presentati, e questa scelta è stata mantenuta ancora oggi. Gli oltre duecentomila pezzi che formano il museo, tra ceramiche, vetri, oreficerie, gioielli, mobili e papiers peint, non sono infatti suddivisi per tipologie ma, seguendo un ordinamento cronologico, spesso sono installati all’interno di period rooms, ricostruzioni di interi ambienti del passato con opere e arredi antichi. Soltanto i tessuti anteriori al Cinquecento, per esigenze di conservazione, sono riuniti in un’apposita galleria.

 

Bibliografia

Chefs d’oeuvre du Musée des Arts Décoratifs, Parigi 1985.

B. FROISSART, Les collections du musée des Arts Décoratifs de Paris: modèles de savoir thecnique ou objects d’art, in La jeunesse des Musées. Les musées de France au XIX siècle, cat. Mostra a cura di C. Georgel, Parigi 1994.