Mimmo Di Cesare


Intervista a Mimmo Di Cesare

di Maria Laura Celona

 

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Due costanti qualificano il lavoro orafo-scultoreo di Mimmo Di Cesare, l’influenza profonda della sua terra natia e la raffinata sapienza tecnica acquisita, in un arco temporale di oltre quarant’anni di lavoro, nella scelta dei materiali e delle forme. Come lo stesso artista sottolinea, tre sono i temi che più gli stanno a cuore: «i soli, le meridiane e le isole sono segni, simboli, forme essenziali. Nasce così la forma archetipo “solare” aperta, solcata da forti segni che convergono in un grande e deciso “triangolo” figura geometrica elementare basilare nel mio linguaggio scultoreo e orafo».

                Nasce a Palermo nel 1938 e svolge, come da tradizione, la fase iniziale del suo apprendistato presso la bottega orafa del padre, Giuseppe Di Cesare[1], dove apprende, realizzando manufatti per importanti gioiellieri della città come Emanuele Fiorentino ed Ernesto Barraja, i fondamentali rudimenti del mestiere. Amplia le sue conoscenze di oreficeria frequentando i corsi di Salvatore Castagna presso lo storico Istituto d'Arte “Schiavuzzo” di Palermo[2]. Tra gli anni ’57 e ’58 lavora come designer presso l’industria argentiera A. P. I. S. Longo di Carini[3], realizzando nuove collezioni per servizi di argenteria laica (figg. 1-4). Alla fine degli anni ‘50 si può far risalire il suo avvio artistico con l’esposizione delle sue prime opere scultoree e orafe con disegni e progetti a Palermo e a Sciacca. All’inizio degli anni Sessanta si trasferisce a Milano, dove ha contatti con artisti come Fontana, Dova, Scanavino e diversi galleristi. Tra il 1965 e il 1966, presso lo studio di Emilio Scanavino, si cimenta nel lavoro della ceramica, esperienza che resterà isolata. Un anno dopo, infatti, inizia il ciclo di opere orafo-scultoree aventi come tema Il Sole. Legatosi alla Galleria di gioielli contemporanei Sebastiani, espone in vari musei e gallerie in Italia e all’estero. Del suo primo periodo milanese sono le opere: Aperto, Trasparenza e Geometria, particolari anelli esposti tra Roma, Firenze e Londra. Nel 1968 presenta le Superfici solari alla XIV Triennale Internazionale di Milano che ripropone nel 1969 allo Schmuck Museum di Pforzheim e realizza alcuni gioielli-sculture per Pierre Cardin, esposti a Parigi e Milano. I suoi gioielli, tutti firmati e datati, sono realizzati con oro, platino e argento, ma anche tramite l’impiego di materiali non preziosi come l’alluminio, perspex, rame, ottone o lo smalto; quest’ultimo caratterizza Sole Luna (1962), un pendente costituito da una forma solare in cui è inserita una lunare, arricchito dall’utilizzo di smalti. Dall’unione di materiali eterogenei nascono gioielli particolari ed originali, come Trasparenza del 1969, un anello con la base in oro giallo su cui è montata una figura cilindrica in perspex. I gioielli del Di Cesare sono il frutto di un mestiere antico e di un desiderio di costante sperimentazione. Durante l’intervista, lo scultore-orafo Mimmo di Cesare, dichiara «il gioiello non è cosa semplice. È necessario unire esperienza e visione, sperimentare con passione ed entusiasmo e, come spesso ripete Gillo Dorfles, essere fortemente curiosi»[4]. Di Cesare, nel corso degli anni, applica varie tecniche e materiali differenti, nonostante si ispiri a forme geometriche semplici. I materiali utilizzati, scelti con la cura che può impiegare solo un occhio esperto, sono ora satinati ora lucenti, gioielli-scultura che scompongono la geometria pura per ricomporla in raggi e sovrapposizioni, destrutturando il cerchio e rendendolo segno di pura energia. Nel 1971 è a Londra all’Ewan Phillips Gallery e a Milano alla XV Triennale Internazionale di Milano con la creazione Arrow 73, composta da trentacinque anelli in oro giallo, platino, argento e smalto che, con il ciclo di gioielli Arco e Aperto verranno esposti nel 1976 a Firenze, ad Aurea Arte, nel 1977 in Brasile e nel 1978 a Milano all'ex Arengario.

Nel 1979 si trasferisce in Toscana, a Castiglioncello, spostando il suo interesse artistico prevalentemente verso la scultura. La sua ispirazione artistica, d’ora innanzi, sarà caratterizzata da una sottile tenzone tra la sua iniziale attività di orafo e il nuovo interesse per l’arte scultorea. Pietra, legno, ferro e bronzo sono i materiali con cui inizia il ciclo delle opere Pietre solari, degli Incastri, Sole Trinakia, espressione ancora una volta d’influenza arcaico mediterranea. Marina Giordano sottolinea, in merito agli artisti e intellettuali emigrati al Nord negli anni ‘60, come difficile sia stato dare un taglio netto con la terra natia, in realtà l’humus di una terra da cui si fugge per non fuggire mai rimaneva e si concretizzava nel linguaggio adoperato, nelle tematiche[5].

Realizza alcune opere di scultura ambientale in Toscana, Incontro – Estate ‘81, monumento al martire antifascista Oberdan Chiesa  Rosignano Solvay 1986; Il Tempio del Sole a Gibellina nel 1989, Inno al Sole, nel 1990 a Milano monumentale, Arte Contemporanea. Dagli anni Ottanta e Novanta, infine, sono i gioielli Narciso, La città del sole, Disco solare e Sole aureo, esposti per mesi in gallerie, musei e fondazioni. In quest’ultima raccolta di gioielli esemplare di vera scultura è una spilla in oro giallo in cui da un corpo centrale, su cui è incastonato un rubino dal taglio triangolare, partono linee, alcune delle quali finemente sbalzate, disposte circolarmente. Nel 2003 la galleria Novecento di Domitilla Alessi ospita la Mostra Percorso Aureo in cui sono state esposte venticinque opere in oro ricche di luce e solarità, come la preziosissima spilla Sole del Nord, in cui i volumi in argento finemente sbalzato e inciso arricchito dalla presenza di perle scaramazze ricordano le atmosfere paesaggistiche settentrionali. Nel 2008 esprime il suo genio scultoreo nella realizzazione di un’opera ecclesiale: l’altare maggiore per la Diocesi di Livorno. I gioielli sono vere e proprie sculture di cui l’artista non dimentica di curare l’indossabilità, le volumetrie ispirate a geometrie semplici, come il triangolo, il cerchio o il semicerchio, anatomicamente adattabili alle proporzioni del corpo e sono caratterizzati da queste figure geometriche spesso ricorrenti, perché testimonianza della sua essenza mediterranea.

La sua arte si manifesta, dunque, attraverso sagome solari che instaurano un sottile equilibrio tra natura e artificio. La loro funzione vibrante è sottolineata da un ricercato accostamento di materiali, come argomenta Dorfles: «…Di Cesare nelle sue sculture ovviamente ha insistito su due fenomeni: in particolare: quello dello spazio che è poi l’elemento principe per ogni opera classica e scultorea»[6].

La lezione di Mimmo Di Cesare risiede proprio nella sua inesauribile ricerca di espressività, in questo suo aver voluto risolvere, nell’esperienza quotidiana, la funzione rappresentativa della sua stessa arte. Per concludere fra le sue mostre si ricordano: 1989, L’Europe des Créateurs – utopies ’89, Grand Palais, Parigi; 1990, Immagini e progetti,Washington: International Center of Sculptures; 1991, Il Tempio del Sole di Gibellina immagini e progetti, Ushibuchi Museum –Ehime, Giappone; 1992, Premio Internazionale di scultura “J. Mirò”,Barcellona; 1993, Fatto ad arte, Centro Internazionale di Brera, Milano; 1994, Sole Aureo, Galleria Novecento, Palermo; 1996, Isola e Meridiana ’96 progetto, scultura, Università di Sidney; 1997, I luoghi della Fede, sculture per la Diocesi di Livorno; Joyas de Autor, Istituto Italiano di Cultura, 2000, Santiago del Cile; 2001, Il tempio del Sole, Museo Civico d’Arte Contemporanea, Gibellina; Gibellina/Transiti, XLV Biennale di Venezia; Gioielli d’Artista, Museo Internazionale, oro d’autore – 2002, Arezzo; Porta Aurea per Federico II, Galleria Novecento, 2003, Palermo; Sole Aureo 99 per Gibellina Museo Civico di Arte Contemporanea, Gibellina; Gibellina: un luogo, una città, un museo, Centre Civic de Sant Augusti, Barcellona e in seguito, la stessa, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Oporto; Les joies de Mimmo di Cesare. Indedits 2005, prototips, estudis, apunts 1957/2005, Istituto italiano di Cultura e Istituto Europeo di Design Torrent de L’Olla, 2005, Barcellona; Isola e Meridiana 2005 per Mario Luzi poeta, Fondazione Piaggio, Pondera; Sicilia! Galleria Credito siciliano, Acireale; Oro d’autore, National Art Museum of China, Pechino; Il gioiello contemporaneo, Museo degli argenti, Palazzo Pitti, Firenze; Pietra, Scultori internazionali a confronto, Parco Sirmione, 2007; Percorso Aureo 1957-2002, Centro per l’Arte “D. Martelli” Castiglioncello, in cui Di Cesare espone una significativa raccolta delle sue opere orafe realizzate tra il 1957 e il 2002. Soli, Meridiane e Isole, Galleria Agorà, Palermo; Astrazione siciliana 1945/1968, Fabbriche Chiaramonte, Agrigento; I. Sole – gioielli -scultura, disegni, appunti,a cura di R. Magnoni, M. Nardini e A. Quattrordio, Galleria Mies, Modena; ‘m Palermo – gioielli-scultura, ex San Mattia ai Crociferi, Palermo; oh!nirica – Otto luogo dell’arte, Firenze; per Ludovico Corrao – installazione – Miniera di salgemma – Italkali, Parco delle Madonie, Petralia Soprana; Sognando la Luna, installazione per Volterrateatro, 2012; Omaggio a Ludovico Corrao, Museo Civico di Gibellina a cura di A. B. Oliva; Factory-Art Gallery, Berlino.

 

Bibliografia essenziale

L. Massoni, 15ª Triennale, Milano 1973

M. Valsecchi, Sempre provocatoria questa triennale, in “Il Tempo”, ottobre, Roma 1973.

A. Verdet, Gioielli come sculture, in “Gala International”, febbraio, Milano 1975.

G. Dova, Aurea 76, Firenze 1976.

C. Lòpez-Niclos, Arteder ’82, Bilbao 1982.

G. Di Genova, Nove scultori a Castiglioncello, simposio internazionale di scultura a Castiglioncello, Castiglioncello 1982.

M. Kronauer, Sculture per la città del Sole, in “La Repubblica”, 16 aprile, Milano 1983.

M. Carboni, Le sculture di Mimmo Di Cesare, in “Il Tirreno”, 24 marzo, Livorno 1983.

E. di Stefano, Il tempio del Sole, progetto Gibellina, in “Il Giornale di Sicilia”, 30 marzo, Palermo 1984.

F. Grosso, Cose buone da…qui, in “I Siciliani”, dicembre, Catania 1984.

F. Grosso, Arte, in “I Siciliani”, febbraio, Catania 1986.

Die Brücke, in Lara Vince Masini, Arte contemporanea. La linea dell’unicità. Arte come volontà e non rappresentazione, vol. I, Firenze 1989, p. 43

M. Gattini, Arte – personaggio. Mimmo e l’anno del Sole, in “Il Telegrafo”, 7 gennaio, Livorno 1989.

A. Gerbino, A Gibellina il tempio del sole, in “Il Giornale dell’Arte”, luglio-agosto, Torino 1989.

A. Gerbino, La mia scultura è nel segno del Sole, in “Il Giornale di Sicilia”, 18 luglio, Palermo 1990.

A. Gerbino, Segni mediterranei in pietra, legno e plexiglas, in “Il Giornale di Sicilia”, 9 aprile, 1991.

G. Dorfles, Sole Aureo, Palermo 1994.

S. Troisi, Mimmo di Cesare alla Galleria Novecento, in “Il Giornale di Sicilia”, 18 maggio, Palermo 1994.

G. Dorfles, Il Sacro e l’Arte, oggi, in “Ottagono”, 134, settembre-ottobre, Bologna 1999.

M. Meini, Arte. Lo scultore Mimmo di Cesare espone a Gibellina, in “Il Tireno”, 7 gennaio, Livorno 2001.

G. Dorfles, L’oro delle solfatare: sculture, bronzi e pietre recenti di Mimmo di Cesare, in “Il Corriere della Sera”, 17 settembre, Milano 2001.

M. Meini, Sculture – gioielli per Mimmo di Cesare, in “Il Tirreno”, 30 settembre, Livorno 2001.

G. Dorfles, Gioielli – sculture, in “Artigianato tra arte e design”, aprile, Milano 2002.

M. Di Cesare, Percorso Aureo 1957 – 2002. Gioielli,appunti, immagini e disegni preparatori, (7 dicembre 2002 – 12 gennaio 2003) catalogo della Mostra a cura di C. Di Cesare, Castiglioncello 2002.

G. Dorfles, Percorso Aureo in Percorso Aureo 1957 – 2003. Gioielli,appunti, immagini, disegni preparatori, Mimmo Di Cesare, (5 dicembre – 22 dicembre 2003), Palermo 2003.

M. Giordano, Dalla scultura al gioiello: tracce e simboli di una storia. conversazione-intervista con Mimmo Di Cesare in Percorso Aureo 1957 – 2003. Gioielli,appunti, immagini, disegni preparatori, Mimmo Di Cesare, (5 dicembre – 22 dicembre 2003), Palermo 2003.

M. Giordano, Palermo 60. Arti visive: fatti, luoghi, protagonisti, Palermo 2006.

Les joies de Mimmo Di Cesare. Inédits 2005: prototips, estudis, apunts 1957/2005, catalogo della Mostra a cura dell’Istituto Europeo di Design – Istituto Italiano di Cultura, Barcellona 2005.

M. Di Cesare, Il Sacro nell’arte contemporanea, Castiglioncello 2008.

C. Di Cesare, Intervista a Gillo Dorfles sull’arte orafa di Mimmo Di Cesare e l’arte fotografica di Giovanni Battista Maria Falcone, in M. Di Cesare, G.B. Falcone, Materia e Luce, paesaggi memoriali, Falcone, 2009 Palermo, p. 17.

Gillo Dorfles e l’allargamento dell’estetica, in O. Calabrese, Il linguaggio dell’arte, 1985 Milano, p. 87-89.

S. Barraja, Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della Mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 – 30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001.



[1] L’inizio dell’attività della bottega orafa Di cesare risulta documentata tra gli anni 1846 al 1850, Cfr. S. Barraja, Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della Mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 – 30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 671.

[2] V. Fagone, La memoria di Mimmo, in M. Di Cesare, Percorso Aureo 1957-2002. Gioielli, appunti, immagini e disegni preparatori, allestimento della Mostra a cura di C. Di Cesare, p. 15.

[3] La fabbrica A. P. I. S., acronimo per Argenteria, Posateria, Industria Siciliana, è identificabile con il marchio 72 PA.

[4] G. Dorfles, Discorso tecnico delle arti, Milano 1951, pp. 3-11.

[5] Cfr. M. Giordano, Palermo 60. Arti visive: fatti, luoghi, protagonisti, Palermo 2006.

[6] C. Di Cesare, Intervista a Gillo Dorfles sull’arte orafa di Mimmo Di Cesare e l’arte fotografica di Giovanni Battista Maria Falcone, in M. Di Cesare, G.B. Falcone, Materia e Luce, paesaggi memoriali, Palermo 2009, p. 17.