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A cura di Maria Grazia Gargiulo

 

Napoli Liberty N’aria ‘e primmavera

a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca

Napoli, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano (24 settembre 2020 – 24 gennaio 2021)

Il trionfo dello stile nella città e nell’arte partenopea

Una mostra con più di settanta opere, che testimonia la straordinaria originalità dello stile Liberty a Napoli nelle sue più varie espressioni, tra dipinti, sculture, oggetti preziosi di oreficeria e della lavorazione delle pietre dure ma anche grafica e manifesti pubblicitari.

Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, presentano la mostra Napoli Liberty. N’aria ‘e primmavera, a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca e con l’allestimento di Lucia Anna Iovieno.

Questa importante retrospettiva racconta la vicenda del Liberty partenopeo. La ricerca riprende il filo delle ricerche svolte da Paolo Ricci, artista e critico d’arte che già nel 1976 progetto una grande mostra sull’argomento. I curatori raccontano di una città divisa e sospesa tra ecclettismo ed avanguardie, sull’impeto delle Secessioni europee, Napoli riuscì a elaborare un linguaggio Modern style.  Napoli una città dalle mille contaminazioni e dal forte sapore locale, riesce a essere un luogo  moderno, sempre pronto ad aggiornare il suo linguaggio artistico. In questa mostra per la prima volta saranno esposte interessanti opere in ceramica provenienti dal Museo Artistico Industriale di Napoli.

L’esposizione racconta il periodo che va dal 1889 al 1915, espressioni diverse, alcune insolite, altre straordinarie, di quella che l’architetto e critico d’arte Alfredo Melani definì: un’arte nuova, stile nuovo, stile moderno, stile Liberty, stile floreale, in quanti modi questo movimento estetico è indicato!, una vera ventata di giovinezza, proprio “n’ aria ‘e primavera” come quella che soffia nei popolarissimi versi di Marzo (1898) di Salvatore Di Giacomo.

Alla pari di Parigi, Berlino e Londra, Napoli è capitale della modernità e si distingue per la sua recezione allo stile nuovo, Liberty o Floreale, spaziando dalla pittura, alla scultura e alle arti applicate, con un successo ottenuto nelle occasioni delle Esposizioni Nazionali e Internazionali.

Il percorso della mostra è in armonia con il Palazzo, ristrutturato negli anni Venti del Novecento, con decorazioni in stile Liberty.

Un interessante sguardo sul soggiorno a Napoli di Felice Casorati, che prese parte alle prime esperienze dell’avanguardia secessionista, appoggiando le iniziative delle mostre giovanili.

Uno spazio rilevante viene riservato alle arti applicate che, durante la stagione del Liberty, s’integra con le arti maggiori in una prospettiva di produzione moderna nella nuova era del consumo. Sarà esposta  La fontana degli Aironi (1887), lezione esemplare di Filippo Palizzi, anticipatore in tale ambito artistico che seppe infondere alle generazioni successive le basi di un decisivo rilancio nel campo delle manifatture. Nel Museo Scuola Officina (ora Museo Artistico Industriale), all’inizio del ‘900, i maestri e gli allievi dei laboratori dell’Officina della Ceramica e Stipetteria si attivano nella produzione di oggetti in sintonia con le manifatture esposte all’Esposizioni Universali e, seguendo i moderni canoni Liberty, realizzano decori floreali e linee “a colpo di frusta”, tipici del nuovo stile.

Saranno esposti anche manifatture di altissimo pregio, nel settore dell’oreficeria preziosa e delle manifatture delle pietre dure (corallo, madreperla e tartaruga), genere in cui Napoli divieneprima in Europa. Qui si potranno ammirare i gioielli di Emanuele Centonze, Gaetano Jacoangeli e Vincenzo Miranda, famosi in tutta Europa per diademi, spille, fermagli dalle infinite varianti.

Rappresentata l’importante Scuola del Corallo di Torre del Greco, distintasi per una lavorazione raffinata, eclettica e moderna delle pietre dure, applicata ad oggetti di valore funzionale, molto richiesti dal mercato, quali bottoni, portagioie e pettenesse. In questa sezione è centrale il dipinto Seduzioni (1906), di Vincenzo Migliaro, immagine guida della mostra, il cui soggetto è una vetrina della gioielleria Jacoangeli, dove si scorge una figura femminile che lascia trapelare la sua intensa emotività davanti a quegli oggetti del desiderio. La mostra si chiude con una sezione dedicata ai manifesti e alla grafica pubblicitaria, in cui Napoli è tra i maggiori centri italiani. L’arte del cartellone pubblicitario diventa uno strumento di facile diffusione e propaganda adottato per le industrie sorte in quegli anni come, ad esempio, i Grandi Magazzini Mele situati nel Palazzo della Borghesia, il Chiosco Miccio e le fabbriche della Cirio.

Il catalogo della mostra, di Edizioni Gallerie d’Italia| Skira, contiene i saggi dei curatori e un testo di Renato de Fusco, celebre autore del libro Il Floreale a Napoli, edito nel 1956.

Napoli Liberty presenta i contributi di Fernando Mazzocca, Renato De Fusco, Luisa Martorelli, Gaia Salvatori, Pietro Gargano oltre al catalogo delle opere preceduto da brevi saggi introduttivi alle varie sezioni. (Casorati e il soggiorno a NapoliSull’impeto della Secessione; La scultura; Le arti decorative. Dalle esperienze del Museo Scuola officina al Floreale; I gioielli di Partenope; I coralli; I manifesti; Gli abiti. Alle sezioni hanno collaborato Isabella Valente, Maria Grazia Gargiulo, Rossella Capuano, Rosa Romano, Mariadelaide Cuozzo, Silvana Musella Guida.

Le immagini delle opere accompagnate da didascalie tecniche. Rossella Napoli, didascalie tecniche e bibliografia essenziale delle opere in mostra.


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Poesia del Lavoro – Ceramiche a Napoli tra modernità e innovazione 1882-1892

Viene esposto per la prima volta al Museo Filangieri un nucleo di ceramiche di grande importanza, occasione questa per comprendere le caratteristiche del Museo ed il suo strettissimo legame con il Museo Artistico Industriale di Napoli, ideato e voluto dallo stesso Gaetano Filangieri Principe di Satriano; un lungo filo che la curatrice cerca di tracciare con un’esposizione veramente singolare, raccontata nelle pagine del catalogo. L’intento della mostra è quello di porsi, seppur momentaneamente, come parte integrante del Museo Filangieri. A tal scopo si è optato per un’esposizione che si avvalesse di vetrine già esistenti, andando così a rafforzare quell’idea di appartenenza che tanto preme evidenziare. Dal 13 aprile 2017 al 30 settembre, partendo dalla Scala Elicoidale del Museo Filangieri ed arrivando nella Sala Agata, al secondo piano del Museo, oltre a quelle già appartenenti alla collezione del Principe, saranno presentate undici opere in ceramica, realizzate da artisti che operavano presso il Museo Artistico Industriale di Napoli tra il 1882, anno della ideazione del Museo Filangieri, ed il 1892. L’esposizione è stata resa possibile grazie alla generosa collaborazione di collezionisti privati ed al prestito, per la prima volta, dello stesso Museo Artistico, oggi diventato Liceo Artistico “Boccioni-Palizzi”. La mostra e il catalogo cercano di raccontare con esempi emblematici, con modelli interpretativi di grande qualità, quel decennio partenopeo che diventerà la strada lunga di quel fiorire artigianale che in Italia successivamente sarà legame tra le varie arti; arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, oreficeria, argenti, dipinti e sculture. Il Museo Artistico Industriale nasce e diventa generatore di relazioni tra le varie arti e parte centrale delle Arti Decorative napoletane. Grazie alla realizzazione del catalogo, verrà reso noto e salvaguardato un importante nucleo di oggetti oggi conservati al Museo Artistico Industriale, un patrimonio culturale della città che deve essere fruibile a tutti, al fine di studiare e valorizzare la storia recente, ma dimenticata, del nostro grande artigianato.


napoli900

Per una storia delle arti decorative del ‘900 a Napoli

Il Museo del ‘900 a Napoli, aperto nel 2010 per volontà dell’allora soprintendente Nicola Spinosa e dell’ex direttrice Angela Tecce, con questa ulteriore acquisizione ribadisce, anche grazie all’intervento di Mariella Utili, che dirige il Polo Museale della Campania, il suo carattere di collezione in progress, testimonianza di un secolo complesso durante il quale Napoli fu importante centro culturale e artistico. Gli oggetti custoditi in teche separate, individuano due momenti dell’arte napoletana: dal 1920 al 1950 circa, inserite nelle sale del Museo. Nell’Italia meridionale e nello specifico a Napoli, i differenti linguaggi artistici susseguitisi nel tempo, hanno dato vita ad interessanti e variegate espressioni artistiche, afferenti non solo all’ambito pittorico. Tali manifestazioni hanno orientato il gusto dell’epoca verso differenti bacini evolutivi, inglobando in tal modo le stesse arti applicate; basti pensare agli esperimenti figurativi messi in atto da movimenti come il secessionismo, l’orientalismo, il cubismo, il futurismo o il modernismo. Uno straordinario momento di riflessione oggi per la prima volta visibile in queste sale, grazie alla selezione e l’esposizione di oggetti tra i più interessanti e meno noti, selezionati dalla curatrice. Il percorso espositivo mira ad individuare i differenti linguaggi figurativi dell’epoca e la ricaduta nel contesto napoletano degli anni ’20 e dei primi anni ’30 del ‘900, la scoperta della ceramica di Aldo Stella, o l’importante produzione della ceramica di Saverio Gatto, infine con la creazione della ceramica di Posillipo, le sculture di Giuseppe Macedonio o con la suggestiva esperienza della Mostra delle Terre d’Oltremare. La sezione accoglie e custodisce un patrimonio la cui esistenza variamente minacciata, viene oggi salvaguardata e tutelata da collezionisti, che da anni si battono per la valorizzazione di quella storia delle arti decorative napoletane cosi poco nota. La curatrice ha condotto una minuziosa e capillare ricerca su tali argomenti e la disponibilità del Museo ad accogliere i frutti di tale fatica, rappresenta senza dubbio un punto essenziale per la messa a fuoco di un ambito che molto ha sofferto la carenza di una puntuale ricognizione del proprio ingente patrimonio. L’esposizione (che entrerà a far parte della collezione permanente del museo), allestita grazie ai prestiti dei collezionisti privati, che rendono eccezionalmente per la prima volta visibili un nucleo di venti ceramiche, manufatti altrimenti ignoti, permette così di apprezzare la qualità artistica della ceramica partenopea del XX secolo, e coglierne le diverse fasi produttive. Il catalogo è a cura di Maria Grazia Gargiulo, comprende un saggio e le schede riproduzioni di tutte le opere esposte con schede dettagliate delle opere. Il catalogo, a cura di Maria Grazia Gargiulo, contiene testi di Claudia Borrelli, Rita Pastorelli, Anna Maria Romano e Mariella Utili, direttrice del Polo Museale della Campania.